Il backup che non hai

Di Davide Gargantini ·

Questa pagina è diversa dalle altre: non parla di cosa usare al posto di un servizio, ma di una cosa che spesso manca del tutto. È il gradino più facile da salire e quello che rende di più, e serve anche a chi decide di restare nel cloud.

Il cloud non è un backup

È l’equivoco più diffuso: “i file sono su Drive, quindi sono al sicuro”. Non proprio.

I grandi fornitori lo scrivono nei loro contratti: loro garantiscono che il servizio funzioni, ma la protezione dei tuoi dati dai tuoi errori resta compito tuo.

La regola 3-2-1

È la regola su cui si basa qualunque backup serio, ed è facile da ricordare:

Due aggiunte che oggi contano quanto la regola:

La scala

Gradino 1: un disco e un’abitudine

Il minimo indispensabile, e già molto meglio di niente. Un disco esterno e il programma di backup che hai già nel computer: Cronologia file su Windows, Time Machine sul Mac.

Per rispettare la regola 3-2-1 servono due dischi: uno collegato in ufficio, l’altro a casa, e ogni settimana si scambiano.

Per chi: il professionista da solo, o chi oggi non ha nessun backup.

Il limite: dipende dalla memoria di una persona. Il giorno in cui si dimentica lo scambio è quello in cui serve.

Gradino 2: automatico, cifrato, fuori sede

Un programma che ogni notte copia i dati in uno spazio esterno, cifrandoli prima di spedirli: chi custodisce lo spazio vede solo dati illeggibili. La chiave resta a te.

I programmi, tutti open source e gratuiti:

Tutti e tre salvano solo le parti cambiate dall’ultima volta, quindi dopo la prima copia ogni backup è veloce e occupa poco.

Gli spazi dove tenere le copie, in Europa:

Per chi: qualunque studio. Si configura in una mattina e poi lavora da solo.

Il limite: il ripristino di molti dati da internet è lento. Per riavere un singolo file va benissimo, per ricostruire un intero archivio servono ore.

Gradino 3: NAS in ufficio, più una copia fuori

Un NAS in ufficio tiene una copia vicina, per ripristinare in fretta. Il NAS a sua volta copia tutto fuori sede, su uno degli spazi del gradino 2. È la regola 3-2-1 applicata per intero.

Un’aggiunta che fa la differenza: un avviso quando il backup non parte. Il backup che si ferma in silenzio è il guasto più comune, e si scopre solo quando serve. Strumenti come Healthchecks mandano un messaggio se il backup notturno non si è fatto vivo.

Per chi: studi con molti dati o che non possono permettersi giorni di fermo.

Il prezzo: un NAS con i suoi dischi, e qualcuno che lo segua.

Anche se resti nel cloud

Se usi Drive, OneDrive o Gmail e non hai intenzione di cambiare, il backup ti serve lo stesso. Anzi, è il modo migliore per restare nel cloud senza esserne ostaggio.

Il giorno in cui decidessi di cambiare fornitore, avresti già tutto in mano.

Le due cose che nessuno fa

  1. Provare il ripristino. Una volta ogni qualche mese, scegli un file a caso, cancellalo da una copia di prova e recuperalo dal backup. Cronometra quanto ci metti: è il tempo che perderai il giorno dell’emergenza.
  2. Custodire la chiave. Un backup cifrato senza la sua password è inutile come nessun backup. Tienila in un gestore di password e in una copia su carta, in un posto sicuro e diverso dall’ufficio.

Il backup e il GDPR

Se tratti dati di clienti, il backup non è solo buon senso. Il GDPR, all’articolo 32, chiede la capacità di ripristinare tempestivamente la disponibilità dei dati personali dopo un incidente. Un backup cifrato, fuori sede e provato è il modo più semplice per dimostrarla. Ricorda però che anche le copie contengono dati personali: vanno custodite con la stessa cura degli originali.

Da dove partirei

Se oggi non hai nessun backup, parti dal gradino 1 questa settimana: due dischi e lo strumento che hai già nel computer. Poi, con calma, passa al gradino 2 con Kopia e uno spazio europeo: è l’investimento con il miglior rapporto tra costo e tranquillità di tutto questo sito.

Fonti