Al posto del gestore password di Google e Apple

Di Davide Gargantini ·

Di tutti i servizi di questo sito, è quello che quasi nessuno sa di usare. Non l’hai installato, non l’hai configurato, non lo paghi. Eppure, con ogni probabilità, contiene le chiavi di tutto il tuo lavoro.

Una dipendenza che nessuno ha scelto

È cominciata con una finestrella: “Vuoi salvare la password?”. Hai cliccato Salva, perché era comodo e perché ricordarsele tutte è impossibile. Lo hai rifatto per la banca, per il portale dell’Agenzia delle Entrate, per il gestionale, per i fornitori, per la PEC. Ogni volta un clic, ogni volta una chiave in più nello stesso cassetto.

Quel cassetto è il gestore password del browser: quello di Google, se usi Chrome o un telefono Android, quello di Apple (l’app Password, un tempo Portachiavi iCloud) se usi Safari, iPhone o Mac. Funziona bene, è gratuito, è abbastanza sicuro. Il problema non è la sicurezza. È a chi appartiene il cassetto.

Fai una prova

Apri passwords.google.com oppure, su Mac e iPhone, l’app Password, e guarda quante voci ci sono. Per un professionista è normale trovarne un centinaio, spesso diverse centinaia. Molte sono di servizi che non ricordi più di usare. Alcune sono di lavoro, altre personali, tutte mescolate.

Ora fatti tre domande.

1. Cosa succede se perdi l’account?

Tutte quelle password sono legate a un solo account Google o Apple. Se quell’account viene bloccato da un controllo automatico, compromesso da qualcuno che ha indovinato la sua password, o semplicemente non riesci più a entrarci perché hai cambiato numero di telefono, non perdi un servizio: perdi l’accesso a tutti gli altri insieme.

Spesso nello stesso cassetto ci sono anche i codici della verifica in due passaggi: Google Authenticator, per esempio, può sincronizzarli con l’account Google. Così la serratura di riserva sta nella stessa stanza della chiave principale. È lo scenario della pagina Se domani ti chiudono l’account, nella sua versione peggiore.

2. Cosa succede se cambi telefono o browser?

Il gestore di Google vive bene dentro Chrome e Android. Quello di Apple dentro Safari, iPhone e Mac, e su Windows solo in parte. Passare da iPhone ad Android, o da Chrome a Firefox, smette di essere una scelta libera: diventa un trasloco di chiavi, e spesso si rimanda per questo.

Le regole possono anche cambiare dall’altra parte. Nel 2025 Microsoft ha tolto la gestione delle password dalla sua app Authenticator, che milioni di persone usavano proprio per questo, e ha chiesto di spostarle nel browser Edge. Chi non ha esportato in tempo ha dovuto rincorrerle. Non è stato un disastro, ma è un buon esempio di chi decide.

3. Di chi sono le password di lavoro?

Qui la dipendenza diventa un problema di lavoro. I gestori dei browser sono pensati per una persona, non per un ufficio. Così le password condivise girano su WhatsApp, in un foglio Excel o su un post-it, e ognuno se le salva nel proprio Chrome.

Il risultato si vede il giorno in cui un collaboratore se ne va: le credenziali di lavoro restano nel suo account Google personale. Non puoi riprenderle, non sai quali siano, e l’unica soluzione è cambiarle tutte, sempre che tu sappia quali.

Il punto, in breve

Il gestore del browser non è un cattivo strumento. È uno strumento che non hai scelto, che non controlli e che lega le chiavi di tutto il resto a un unico account di un unico fornitore. Per una persona può bastare. Per un’attività con più persone è un rischio che vale la pena togliere, e tra tutti i cambiamenti descritti in questo sito è uno dei più semplici.

La scala delle alternative

Una buona notizia prima di cominciare: per le password il primo gradino è già molto solido. I gestori seri usano la cifratura end-to-end: le password vengono cifrate sul tuo dispositivo, con una chiave che conosci solo tu, prima di arrivare al server. Chi custodisce il server conserva una cassaforte chiusa e non ha la combinazione.

Gradino 1: un gestore indipendente, con cifratura end-to-end

Per chi: praticamente tutti. Funziona su qualunque telefono e browser, quindi le password non dipendono più dall’ecosistema che usi.

Il limite: resta un servizio di qualcun altro, anche se non può leggere quello che custodisce.

Gradino 2: Vaultwarden, seguito da un tecnico

Vaultwarden è un server compatibile con Bitwarden, open source e molto leggero, che si installa su un server proprio. Si usa con le app ufficiali di Bitwarden: per chi lo usa non cambia niente, cambia solo dove sta la cassaforte.

Due cose da sapere con onestà:

Un dettaglio rassicurante: le app di Bitwarden tengono sul dispositivo una copia cifrata della cassaforte. Se il server si ferma per qualche ora, le password si continuano a leggere; non si possono solo modificare finché non torna.

È quello che uso io, sul cluster descritto in Dove gira questo sito.

Per chi: chi ha già un tecnico di fiducia che segue un server.

Il prezzo: aggiornamenti puntuali, backup cifrati e un accesso sicuro da fuori ufficio.

Gradino 3: in casa, solo se sai cosa stai facendo

Lo stesso Vaultwarden su una macchina tua. Tecnicamente è facile; il problema è la posta in gioco. Una cassaforte di password è il servizio dove un errore costa di più: un aggiornamento di sicurezza saltato, un backup mai provato, un server esposto male. Qui gli aggiornamenti e i backup non sono consigliati, sono obbligatori.

Per chi: chi gestisce server per mestiere.

Senza server: KeePassXC

KeePassXC salva le password in un file cifrato che tieni tu, sul computer o in una cartella sincronizzata. Non c’è nessun server e nessun account. Sul telefono si usano app compatibili con lo stesso formato di file.

Per chi: il professionista che lavora da solo e vuole il massimo controllo.

Il limite: condividere le password con i colleghi e tenere il file allineato su più dispositivi è scomodo.

In sintesi

OpzioneDove stanno le passwordPer i teamManutenzione
Gestore di Google o Applenel tuo accountpoco adattonessuna
Bitwarden (regione UE), Proton Passdal fornitore, cifratesì, a pagamentonessuna
Vaultwarden seguito da un tecnicosu un server di fiducia, cifratesìdel tecnico
Vaultwarden in casasu un server tuo, cifratesìtua, e seria
KeePassXCin un file tuo, cifratoscomodominima

E le passkey?

Le passkey sono il sistema che sta sostituendo le password: niente da ricordare, si entra con l’impronta o il volto. Sono più sicure, ma ripropongono la stessa domanda: dove sono salvate? Se le crei nel gestore di Google o Apple, finiscono nello stesso cassetto.

Lo standard per spostare le passkey da un gestore all’altro è arrivato solo di recente e non è ancora supportato ovunque. Conviene quindi salvarle fin da subito nel gestore che hai scelto: Bitwarden, Proton Pass e Vaultwarden le supportano.

Come si esce dal gestore del browser

  1. Scegli e prepara il nuovo gestore, con una password principale lunga e mai usata altrove. Attiva subito la verifica in due passaggi, e annota il codice di recupero su carta.

  2. Esporta le password:

    • da Google: in passwords.google.com o nel gestore password di Chrome, Impostazioni → Esporta password;
    • da Apple: sul Mac, app Password, File → Esporta tutte le password.

    Ottieni un file CSV.

  3. Importa il file nel nuovo gestore: Bitwarden, Proton Pass e KeePassXC leggono direttamente i file di Google e Apple.

  4. Cancella il file CSV, subito, e svuota anche il cestino. Contiene tutte le tue password in chiaro, leggibili da chiunque lo trovi.

  5. Spegni il salvataggio del browser: in Chrome disattiva Offri di salvare le password, su iPhone e Mac scegli il nuovo gestore per la compilazione automatica. Altrimenti il vecchio cassetto ricomincia a riempirsi.

  6. Dopo qualche settimana, quando tutto funziona, cancella le password dal vecchio gestore, così non restano copie dimenticate.

  7. Se lavorate in più persone: sposta le credenziali comuni in una cartella condivisa del nuovo gestore e cambia quelle che giravano su chat o fogli di calcolo.

Cosa si perde, e cosa si guadagna

Si perde un po’ di comodità all’inizio: un’estensione da installare, un’app da impostare come predefinita, una password principale da ricordare.

Si guadagna molto: password che funzionano su qualunque telefono e browser, credenziali dello di lavoro che restano tue quando qualcuno se ne va, e un account Google o Apple che, se bloccato, non si porta via tutto il resto.

Da dove partirei

Per quasi tutti, Bitwarden con la regione europea, o Proton Pass: si fa in un pomeriggio, costa poco o niente e toglie una dipendenza che pesa più di quanto sembri. Se hai già un tecnico che segue un server, Vaultwarden offre lo stesso risultato con la cassaforte in casa tua e le funzioni per i team incluse.

Fonti