Il tuo sito e Google
Questa pagina riguarda chi ha un sito: quello del negozio, dello studio, dell’officina. Anche se l’ha fatto qualcun altro anni fa e da allora nessuno lo ha più toccato. Anzi, soprattutto in quel caso.
Il sito che parla con Google
Quando qualcuno apre una pagina del tuo sito, il suo browser non scarica solo il tuo sito. Scarica anche, da altri server, tutti i pezzi che il sito si porta dietro. Molti di questi pezzi sono di Google:
- Google Analytics, per le statistiche di visita;
- Google Fonts, per i caratteri tipografici;
- reCAPTCHA, il “non sono un robot” sotto il modulo di contatto;
- YouTube, per il video di presentazione incorporato nella pagina;
- Google Maps, per la mappa con l’indirizzo nella pagina dei contatti.
Ognuno di questi, appena la pagina si apre e prima che il visitatore tocchi qualcosa, comunica a Google almeno l’indirizzo IP del visitatore e la pagina che sta guardando. Alcuni lasciano anche dei cookie. Chi ha fatto il sito di solito li ha aggiunti perché erano comodi e gratuiti, e il titolare spesso non sa nemmeno che ci sono.
Perché importa
Perché c’è una legge, e qualcuno l’ha applicata
Nel giugno 2022 il Garante per la protezione dei dati personali ha stabilito che un sito italiano non poteva usare Google Analytics come lo usava, perché trasferiva dati dei visitatori negli Stati Uniti senza garanzie adeguate. Da allora il quadro è cambiato con l’accordo tra UE e USA del 2023 (lo racconta la pagina Dove stanno i tuoi dati), ma resta un punto fermo: per usare Google Analytics serve il consenso del visitatore.
Lo stesso anno, in Germania, un tribunale di Monaco ha condannato il gestore di un sito a risarcire un visitatore perché la pagina caricava i caratteri da Google Fonts, trasmettendo così il suo indirizzo IP a Google. Il risarcimento era di 100 euro: poco, ma il principio è chiaro.
Perché porta il banner dei cookie
Il banner che chiede il consenso, quello che compare su quasi ogni sito, non è obbligatorio per legge. È la conseguenza degli strumenti che il sito usa. Se il sito usa servizi che tracciano i visitatori, deve chiedere il permesso. Se non li usa, non deve chiedere niente.
Le linee guida del Garante sui cookie, del 2021, permettono a certe condizioni di raccogliere statistiche di visita senza chiedere il consenso, quando gli strumenti non identificano le persone e non incrociano i dati con altri. È proprio il caso delle alternative qui sotto.
Perché il banner costa
Un banner in prima pagina è un ostacolo tra il visitatore e quello che cercava. E molti cliccano “rifiuta”: a quel punto Google Analytics non registra la loro visita, e le statistiche che guardi sono incomplete. Paghi in esperienza dei visitatori per avere dati parziali.
Al posto di Google Analytics
Per un sito di un’attività, le domande vere sono poche: quante persone arrivano, su quali pagine, da dove (un motore di ricerca, un social, un altro sito), da telefono o da computer. Per rispondere esistono strumenti più semplici, che non usano cookie e non identificano nessuno:
- Umami: open source, leggero, si installa su un server proprio o si usa nella versione gestita. Un pannello solo, chiaro, con quello che serve.
- Plausible: europeo, open source, con i dati in Unione europea. Si paga un abbonamento e non si installa niente.
- Matomo: il più completo, open source, installabile o disponibile come servizio. Ha molte delle funzioni di Google Analytics, e si può configurare per funzionare senza cookie.
Cosa si perde: i dati su età e interessi dei visitatori, che Google ricava dai suoi profili, e il collegamento diretto con Google Ads. Se fai pubblicità su Google, rinunciare ad Analytics complica la misura dei risultati delle campagne: valutalo con chi la segue.
E il resto del sito
| Cosa c’è sul sito | Cosa fa | Cosa usare invece |
|---|---|---|
| Google Fonts | carica i caratteri da Google | gli stessi caratteri, scaricati e messi sul tuo sito |
| reCAPTCHA | controlla che chi scrive non sia un robot | Friendly Captcha (tedesco), ALTCHA (open source), o un semplice campo trappola nel modulo |
| Video di YouTube incorporato | carica il lettore di YouTube a ogni visita | un’immagine di anteprima che carica il video solo quando il visitatore la clicca |
| Mappa di Google Maps | carica la mappa di Google a ogni visita | un’immagine della mappa con il link per aprirla, oppure una mappa di OpenStreetMap |
Nessuna di queste sostituzioni si nota guardando il sito. Il visitatore vede gli stessi caratteri, lo stesso video, la stessa mappa. Cambia solo cosa succede dietro.
Come controllare il tuo sito
- Aprilo da una finestra anonima. Se compare un banner dei cookie, il sito usa qualcosa che traccia.
- Fallo analizzare da Webbkoll, uno strumento gratuito e open source: inserisci l’indirizzo e ti mostra quali servizi esterni vengono contattati e quali cookie vengono lasciati.
- Chiedi a chi ha fatto il sito l’elenco dei servizi esterni che usa, e se ognuno è davvero necessario.
Il caso di questo sito
Questo sito non usa cookie e non ha un banner. Le statistiche le raccoglie Umami, installato su un server mio, senza cookie e senza dati personali. I caratteri sono quelli già presenti sul dispositivo di chi legge, e non ci sono video, mappe o moduli che chiamano Google. Lo trovi descritto in Dove gira questo sito e nell’informativa privacy. È la stessa regola che seguo per i siti dei miei clienti: niente cookie, quindi niente banner.
Da dove partirei
Oggi: fai analizzare il tuo sito con Webbkoll e guarda cosa esce. Poi, con chi lo segue: statistiche senza cookie al posto di Google Analytics, caratteri sul tuo server, anteprime al posto di video e mappe incorporate. Nella maggior parte dei casi, alla fine il banner si può togliere: i visitatori se ne accorgono subito.